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NO FUR

Sebbene più dell’83% degli italiani sia contrario all'utilizzo di pellicce e nonostante sia sempre più facile reperire capi fabbricati con materiali alternativi, ancora oggi pellicce, piumini, indumenti e accessori ottenuti dallo sfruttamento animale rappresentano purtroppo una colonna portante dell’industria dell’abbigliamento.
Gli allevamenti intensivi di animali da pelliccia sono localizzati prevalentemente in Europa, ma anche in Stati Uniti, Canada, Cina, Russia e altri Paesi.

L’allevamento degli animali da pelliccia consiste in primo luogo nella segregazione degli animali in spazi angusti. Le fattrici e gli esemplari maschi atti alla riproduzione vengono tenuti in isolamento, lontani dai propri simili, mentre gli altri individui sono costretti a vivere in piccole gabbie sovraffollate, accorgimento che consente agli allevatori di risparmiare spazio, condizione che comporta l’aumento dell’aggressività che spesso sfocia in atti di automutilazione e cannibalismo.
Le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere determinano in tantissimi esemplari l’insorgenza di vere e proprie patologie da stress che si manifestano in comportamenti stereotipati.
La vita di questi animali è molto breve, essendo vincolata solo al momento in cui la loro pelliccia è pronta per essere rimossa.

Le tecniche di uccisione più comuni sono la morte per soffocamento mediante gas o per annegamento, in particolare quando si tratta di animali di piccola taglia, morte per dissanguamento, e morte per somministrazione di forti scariche elettriche.
In Paesi dove non vigono rigide leggi che regolino questo settore, in particolare la Cina da cui l’Italia importa regolarmente, molto spesso gli animali vengono scuoiati vivi.

Pellicce, inserti di pelo, cappotti imbottiti in piuma d’oca, e tanti altri accessori sono il prodotto dello sfruttamento non necessario di animali completamente privati dei loro diritti in quanto esseri viventi.
I materiali ecologici alternativi di cui oggi disponiamo rendono completamente inutile l’uccisione di milioni di animali ogni anno. Visoni, volpi, cincillà, zibellini, opossum sono solo alcune delle specie vittime dell’industria della moda. Tante altre sono coinvolte, tra cui cani e gatti, come in pochi sanno, e la cui pelliccia è spesso indicata con nomi fuorvianti che non lasciano supporre all’inconsapevole consumatore ciò che sta acquistando.
Non essere complice di questo massacro, al momento di fare un nuovo acquisto, ricordati di comprare solo prodotti realizzati con materiali alternativi.

Ogni vita conta.



Per rendere una minima idea di quanta morte e sofferenza implichi ogni singola pelliccia riportiamo il numero di animali necessari per confezionarne una:

Animale Numero di pelli Animale Numero di pelli
Agnello droadtail 30 - 45 Lupo 3 - 5
Agnello Karakul 18 - 26 Martora 40 - 50
Bob-cat 15 - 20 Moffetta 60 - 70
Castoro 16 - 20 Nutria 25 - 35
Cavallino 6 - 8 Ocelotto 12 - 18
Cincillà 130 - 200 Opossum 30 - 45
Coyote 12 - 16 Procione 20 - 35
Criceto 120 - 160 Puzzola 50 - 70
Ermellino 180 - 240 Scoiattolo 120 - 200
Fishe 18 - 25 Tasso 10 - 12
Foca (cucciolo) 5 - 8 Topo muschiato 60 - 110
Gatto 20 - 30 Visone 30 - 50
Ghiottone 5 - 7 Volpe 10 - 20
Lince 8 – 18 Wallaby 20 - 30
Lontra 10 - 20 Zibellino 50 - 80

Stampa il nostro volantino informativo e diffondilo: AD-volantino-no-fur.pdf

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22.11.2014 - Chi è morto per il tuo cappotto? Pellicce, una moda rosso sangue.

Pellicce insanguinate, foto di animali destinati ad una morte atroce “in nome della moda”, pelliccia di volpe con tanto di muso e zampe: questo lo scenario che si è aperto oggi pomeriggio di fronte agli occhi dei passanti di piazza Cattedrale. Una ventina di attivisti dell’associazione Animal Defenders si è riunita sotto il duomo per manifestare contro l’utilizzo di pellicce, inserti di pelo, piumini e accessori di abbigliamento di origine animale. Un’azione dimostrativa che ha riscontrato il favore dei ferraresi di tutte le età: tante le persone che si sono soffermate ad osservare i cartelli inequivocabili tenuti in mano dagli attivisti, e ancor di più quelle che hanno fatto una ‘pausa’ nella tradizionale vasca ferrarese del sabato pomeriggio per ritirare i volantini e avere informazioni su come evitare di diventare complici di questo massacro.

Il livello di sensibilizzazione è alto ma, nonostante più dell’83% degli italiani sia contrario all’utilizzo di pellicce e sia sempre più facile reperire capi fabbricati con materiali alternativi, ancora oggi pellicce, piumini, indumenti e accessori ottenuti dallo sfruttamento animale rappresentano purtroppo una colonna portante dell’industria dell’abbigliamento. Nessuno dei membri dell’associazione indossa capi di origine animale e la pelliccia vera di volpe è stata donata alla medesima manifestazione dello scorso anno, da una signora che si è pentita dell’acquisto. Una dimostrazione che anche le signore à la page possono avere una coscienza sulle atrocità commesse dall’industria di abbigliamento che assassina volpi, procioni, cincillà, opossum, ermellini, oche ma anche cani, gatti, e conigli in nome della moda. Una moda rosso sangue.

L’allevamento degli animali da pelliccia consiste in primo luogo nella segregazione degli animali in spazi angusti. Le fattrici e gli esemplari maschi atti alla riproduzione vengono tenuti in isolamento, lontani dai propri simili, mentre gli altri individui sono costretti a vivere in piccole gabbie sovraffollate, accorgimento che consente agli allevatori di risparmiare spazio, condizione che comporta l’aumento dell’aggressività che spesso sfocia in atti di automutilazione e cannibalismo. Le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere determinano in tantissimi esemplari l’insorgenza di vere e proprie patologie da stress che si manifestano in comportamenti stereotipati. La vita di questi animali è molto breve, essendo vincolata solo al momento in cui la loro pelliccia è pronta per essere rimossa.

Le tecniche di uccisione più comuni sono la morte per soffocamento mediante gas o per annegamento, in particolare quando si tratta di animali di piccola taglia, morte per dissanguamento, e morte per somministrazione di forti scariche elettriche. In Paesi dove non vigono rigide leggi che regolino questo settore, in particolare la Cina da cui l’Italia importa regolarmente, molto spesso gli animali vengono scuoiati vivi. Pellicce, inserti di pelo, cappotti imbottiti in piuma d’oca, e tanti altri accessori sono il prodotto dello sfruttamento non necessario di animali completamente privati dei loro diritti in quanto esseri viventi. Per l’associazione, però, ogni vita conta. Se lo slogan della recente azione dimostrativa in occasione della giornata mondiale vegan del 2 novembre era “pensa a ‘chi’ stai mangiando e non a ‘cosa’ hai nel piatto”, per questa rappresentazione era “sai chi è morto per il tuo cappotto?”. E, tenendo conto degli sguardi e dei dubbi dei passanti, la risposta sembra essere negativa.

Come possiamo evitare di acquistare capi di origine animale? chiedono due ragazze ben coperte dai loro colorati piumini in piuma d’oca di Moncler, azienda al centro di una recentissima inchiesta televisiva che ha suscitato scandalo e indignazione senza precedenti. Il consiglio è di leggere attentamente l’etichetta che ne spiega il materiale e, quindi, al momento di fare un nuovo acquisto, bisogna ricordarsi di comprare solo prodotti realizzati con materiali alternativi. Questi materiali alternativi di cui oggi disponiamo, infatti, rendono completamente inutile l’uccisione di milioni di animali ogni anno.

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04.11.2014 - Effetto "REPORT": Crolla in borsa Moncler.

All'indomani dell'inchiesta di Rai Tre che ha scioccato il pubblico della prima serata con le immagini delle oche spennate vive e scorticate a sangue proprio per produrre i famosi piumini, si registra un crollo in borsa del titolo di Moncler. Ma non dimentichiamoci che Moncler non è l'unica azienda che produce sofferenza animale. Al momento di fare un nuovo acquisto quindi, ricordiamoci di comprare solo prodotti realizzati con MATERIALI ALTERNATIVI.